Titolo così una storia dall’esito felice per gli utenti. Almeno per una volta.
Wind, infatti, è stata
condannata a risarcire circa 130mila clienti che avevano aderito nel 2001 all’offerta “
Solo Infostrada“, ma che a causa di ritardi e difficoltà tecniche del gestore arancione si sono trovate (alcune si trovano tuttora) costrette a pagare ANCHE il canone Telecom per lungo tempo.
«Caro canone addio!» prometteva il dépliant della campagna pubblicitaria. Informazione ingannevole, sentenziò a maggio 2002 il Garante della concorrenza e del mercato. Il Movimento Consumatori torinese inviò una diffida all’azienda telefonica per poi rivolgersi al giudice civile, ricorrendo allo strumento di una class action minore, riconosciuta con una legge del 1998 e poi assorbita dal più recente Codice del Consumo.
Infostrada aveva fornito, come promesso, l’accesso diretto alla rete telefonica fissa a soli 690 abbonati dei 138.178 che in pochi mesi avevano aderito al contratto. Gli altri li dirottò sul servizio carrier preselection che prevedeva necessariamente il pagamento del canone Telecom.
Ora Wind deve risarcire il canone a tutti i clienti che erano rimasti invischiati nella poco simpatica vicenda, peccato che però non sia un risarcimento automatico. I clienti dovranno confermare la richiesta di rimborso a Wind, un piccolo sacrificio che però stavolta ne vale la pena.
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Nel
dicembre 1996 in Italia viene
disattivata la rete telefonica radiomobile RTMS.
Parole che significano poco per molti, compresi tanti appassionati. Eppure il 1996 è stato appena dieci fa, dieci anni che però nella sfrenata corsa delle TLC sono almeno tre generazioni.
Comunque ogni tanto è utile fare un salto nel passato, magari serve a prendere consapevolezza di quel di cui trattiamo ogni giorno nelle telecomunicazioni. Il salto odierno è al 1985 quando a Milano e Roma pochi ‘privilegiati’ possono usufruire della prima vera forma di telefono mobile, il RMTS appunto. Il servizio RMTS (Radio Telephone Mobile System) lavorava su una frequenza di 450MHz e, a differenza del primo servizio – RMTI – lanciato a metà anni ‘70 su frequenza di 160MHz, permetteva sia di chiamare sia di essere chiamati senza l’intervento di un operatore e senza che la linea cadesse ad ogni passaggio di cella.
Si parla di pochi lustri fa, eppure sembra preistoria.
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Novari, A.D. di
3 Italia, ha parlato a tutto tondo di alcuni problemi ’scomodi’ che la sua azienda si trova ad affrontare. Con alcune note stonate.
Parlando a margine di un seminario di «Matching», la manifestazione della Compagnia delle Opere organizzata a sostegno della piccola e media impresa, Novari ha lamentato che in alcune parti del Sud l’azienda non è in grado di costruire antenne «perché ci hanno chiesto il pizzo e io non voglio pagare il pizzo».
Un’accusa pesante. Il pizzo e la malavita organizzata sono cose gravi di cui il nostro Paese ha sempre sofferto, non solo al Sud. Specialmente al Sud mi si dirà. Certo, rispondo. Apprezzo tra l’altro molto la sua dichiarazione in cui afferma di NON voler pagare nessun compenso alla malavita organizzata, ma mi chiedo: è questo l’unico problema di H3G nell’area meridionale? Non è che realisticamente ci sia un mix di problemi tra la scarsa redditività economica di vaste aree non densamente abitate del nostro Meridione e i problemi con la malavita?
Seconda cosa, perchè rilasciare una così grave accusa ai margini di un convegno e non prendere con forza il problema rilanciandolo sui mass-media nazionali? Eppure H3G è molto attenta alla comunicazione e sforna comunicati stampa su ogni argomento, questo sicuramente sarebbe stato uno dei piu’ importanti della loro storia. Magari accompagnandolo da una relativa denuncia a chi la Mafia la combatte da anni.
Ma andiamo oltre. Ho titolato “scomoda realtà” non a caso. Il manager ha osservato che la «qualità della rete in Italia non è ottimizzata, anche se questo è insito nella tecnologia» e ha indicato che «va migliorata in molte aree di Italia». Novari ha comunque escluso che 3 Italia restituisca lo scatto alla risposta in caso di interruzione della chiamata perché «sarebbe economicamente non sostenibile anche perchè non sappiamo se è stato il cliente a interrompere la chiamata». Novari ha anche precisato che il tasso di caduta delle chiamate per 3 Italia è pari al 3%, in linea con quello dei rivali. Quanto ai costi delle ricariche, H3G Italia è pronta ad adeguarsi alle decisioni dell’Authority per le telecomunicazioni in merito ai costi di ricarica dei telefoni cellulari. «Noi in buona parte abbiamo già eliminato i costi di ricarica – ha detto Novari – siamo l’unico operatore che non ha costo secco perché lo abbiamo trasformato in servizi che diamo gratuitamente».
Delle due l’una. Cade la linea, ma pazienza succede pure agli altri. Magari fosse solo questo. Con H3G, da sempre, dopo poco piu’ di un’ora di chiamata la linea cade giu’ regolarmente, ma la stessa 3 ITA da me contattata piu’ volte al riguardo ha detto – tramite i responsabili dell’Ufficio Stampa – che ‘non è un problema importante’. Peccato che per l’A.D. sembra esserlo.
L’altra cosa sono i costi di ricarica in servizi. Chapeau, è un grande comunicatore perchè la realtà è ben altra. Ed è inutile rivangare discorsi triti e ritriti al riguardo, la storia del blog è a portata di click.
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Arriva da
WindWorld la nuova tariffa Wind che andrà a soppiantare la
SempreLight, piano che ha fatto la storia dell’operatore arancione.

Onestamente è anche una bella tariffa, anche se non ha alcuna valenza per le chiamate lunghe al contrario della vecchia Sempre Light. Ma vediamo in dettaglio:
L’erede della SempreLight avrà un costo al minuto pari a 0.19 euro, senza scatto alla risposta e tariffati sui secondi effettivi di conversazione. Come se ciò non bastasse, gli SMS costeranno 0.10 euro l’uno! Non è previsto alcun canone mensile, come da alcuni ventilato. Gli altri costi sono i medesimi di sempre. Il piano sarà attivabile sia in modalità prepagata che in abbonamento. Saranno disponibili anche speciali “starter-kit” per i nuovi clienti con preattivato il piano Senza Scatto, al solito prezzo di 10€ con 5€ di credito. Data di partenza: 27 Novembre 2006.
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In molti si chiedevano e mi chiedevano perchè ancora non parlassi dei
costi di ricarica. Eppure – mi si diceva – ne parlano tutti, ma proprio tutti. Come fai ad evitarli? “
I consumatori stanno per vincere una loro battaglia e tu li ignori!” mi è stato scritto in un’accorata email.
Onestamente ho guardato ed osservato molto in queste settimane, ho dialogato anche con
Andrea D’Ambra, colui che ha avuto il merito di portare ad alti livelli la discussione riguardo a questi costi.
Ma da sempre c’è qualcosa che non mi convince, soprattutto da come viene descritta e vissuta. Si parte da aboliamoli.eu e leggo alcune inesattezze che già ho segnalato sia pubblicamente che privatamente a colui che cura il sito. Ma fin qui niente di male, ho molta stima per Andrea D’Ambra e per il suo lodevole fine. Molto meno stima invece per chi sta trattando la questione. Anche oggi sul “Sole 24 Ore” – ossia sul maggiore quotidiano economico del nostro paese – mi tocca leggere la solita serie di populismo e demagogia: Altolà delle Authority all’«anomalia italiana» Basta con le ricariche telefoniche gravate dal balzello del cosiddetto contributo, che finisce per pesare di più sulle tasche di chi ha meno soldi in tasca scrive l’importante giornale.
E rieccoci al punto fondamentale: in tempi non sospetti Massimo Cavazzini rese note alcune inesattezze al riguardo, il tempo è passato invano. Cosa è falso vi chiederete?
Innanzitutto non è un’anomalia solo italiana: il nostro paese certo non brilla per concorrenza e libero mercato nelle TLC (parole – oltre che del sottoscritto – anche di Viviane Reding, Commissario Europeo, presso il nostro Parlamento a fine del mese scorso ndr), ma non è l’unico ad avere questo ‘balzello’, anzi. Sullo stesso PrePaidGSM.net – sito sulle prepagate mondiali che da anni gestisco con soddisfazione assieme al creatore Carlo Ghio - si puo’ notare quanto siano numerosi i paesi ad avere questo (odioso) costo aggiuntivo.
Seconda cosa: in Italia è già possibile evitare questi costi. Wind ha un’offerta molteplice di ricarica senza costi (da 50 euro in su per tutti, per i clienti fissi anche per tagli minori) e la stessa H3G permette di evitarli. Mi si dirà che comunque rimangono esclusi i primi due gestori italiani. Vero, verissimo. Ma qui si parte con quell’effetto di ricerca del consenso politico, ottenuto sfruttando le passioni e i pregiudizi delle masse: quel che si riassume con demagogia. Perchè? Perchè trovo ingenuo nel pensare che un semplice intervento dall’alto freni questo ‘arricchimento ingiustificato’ dei gestori. Anzi, illuminante è stata la battuta di Gian Carlo nel newsgroup it.tlc.gestori.wind: “Bravi! Cosi’ i gestori aumenteranno le tariffe, e anche quelli che NON hanno MAI pagato i costi di ricarica come me ci andranno di mezzo… Complimentoni!“.
Ho la stessa identica sensazione. Perchè a mio modesto avviso è sbagliata la base di partenza del confronto con i gestori. Sicuramente leggere 1 miliardi e 700 milioni di euro in costi di ricarica fa effetto, ma c’è da chiedersi anche perchè si è in questa situazione. In Italia gran parte della clientela ha scelto l’offerta prepagata, eppure esistono anche gli abbonamenti. Eppure non ho mai visto nessuno lamentarsi della tassa di concessione governativa che costa ben 5,16 euro al mese anche per i clienti consumer, quelli a Codice Fiscale, che inutilmente la pagano. Sì, inutilmente quanto se non di piu’ del costo di ricarica in quanto non produce nessun beneficio fiscale. Abolendo quella tassa – abolizione proposta dall’ex Ministro Gasparri, ma mai attuata ndr – ci sarebbe una scelta chiara e sicura CONTRO i costi di ricarica.
Ma questo è solo un punto: il costo di ricarica è odioso perchè visto come balzello nascosto. A questo punto però mi viene da sorridere: da anni il nostro mercato sta aumentando i prezzi in maniera subdola tra l’indifferenza di tutti. Un costo ben piu’ odioso è lo scatto alla risposta appena arrivato, nell’ultimo piano Vodafone “One Nation”, a ben 19 centesimi.
Eppure per queste altre subdole manovre nessuna parola, troppo difficile è il campo da affrontare per trovare consensi? Scusate la malizia, ma penso che da un’iniziativa lodevole – quella di Andrea D’Ambra – molti siano saliti semplicemente sul carro dei (possibili) vincitori. Ma questa battaglia cosa produrrà realmente? Ammettiamo – lo spero anche io, mica lo nego – che i costi di ricarica vengano aboliti. Tutti piu’ ricchi? Forse, ma intanto gli scatti alla risposta e la tariffazione a scatti avanzano, metodi di tariffazione antiquati negli anni ‘90 e soppiantati all’arrivo del Nuovo Millennio sono nuovamente presenti nei nuovi piani tariffari. Abbiamo costi nominali al minuto, infatti, molto bassi ma i costi reali chi li considera? Ben pochi a quanto pare. Gli stessi consumatori che gridano “Al lupo!” poi si compiacciono di avere una tariffa a 10 centesimi al minuto. Peccato che spesso quelle tariffe costino 20 centesimi e piu’ per pochi secondi, si vede che forse forse il prezzo e il costo reale è ben piu’ alto di quanto si vuol far credere… ben piu’ alto e ben piu’ incidente del costo di ricarica nelle tasche dei consumatori, soprattutto quelli piu’ deboli e meno informati.
Così oggi mi tocca assistere a un coro di consensi che spera che una botta di etica nel MedioEvo delle nostre TLC possa cambiare davvero la sostanza del nostro mercato. Invece quei due miliardi di euro usciranno da altre vie. Ma stavolta sotto gli applausi di tutti.
Chapeau, stavolta ho davvero l’impressione che vincere una battaglia sia la via giusta per perdere la guerra.