Legge antiterrorismo o contro il wifi?

Avevo parlato della follia delle intestazioni nei mesi scorsi per chiedermi a cosa servisse tutta la burocrazia che c’è dietro all’intestazione di una . C’è chi parlava di , nonostante la norma che sta dietro alla registrazione delle carte prepagate è più “vecchia” dei recenti allarmi sociali. Allarmi sociali che poi cambiano a seconda dei paesi e dei cittadini: nel Regno Unito, dove di terrorismo con l’IRA si parla da ben prima degli attacchi alle Torri Gemelle, c’è chi ad oggi scrive così:

I think the government’s so-called proposals to require mobile customers to present their passports at the point of purchase are hilarious. As a scheme, it sounds about as well well thought out as the idea of hauling off drunks to cashpoint machines to pay fines and expecting them to remember their pin numbers when they are trying not to throw up on their shoes. […]

Vodafone has a point, however. The scheme is totally unworkable. Firstly, not everyone takes foreign holidays and therefore has a passport. Second – and do you think the government possibly overlooked this one? – if Al Qaeda operatives can build a bomb, they can certainly manage to rustle up as few forged documents.
This measure would not deter any international terrorist worth his or her salt. It might however stop box breaking in its tracks. You’d think this might be good news to the networks, however they still are inclined to turn a blind eye to false connections as they are convenient means of getting quick hit sales.

A queste (banali) considerazioni su come un’organizzazione come Al Qaeda si possa far due risate sulle misure burocratiche non ci è arrivato invece il Parlamento Italiano che, oltre ad avere i gestori dalla propria parte nella “burocratizzazione della telefonia” con fogli e controfogli per ogni simpatica attivazione/disattivazione, ha rinnovato la legge antiterrorismo che limita il WiFi in Italia:  come scrive “Pc World” l’Italia è un paese atipico nel panorama europeo per ciò che riguarda la diffusione dei servizi Wi-Fi pubblici. Basta spostarsi in Francia o Svizzera per accorgersi che nei centri abitati sono molti i possessori di computer seduti comodamente in un bar che navigano su Internet: da noi invece la situazione è ben diversa, sia per la difficoltà a ottenere le licenze per offrire questo servizio nei semplici locali pubblici, sia per una nuova legge che dal 2005 prevede per i fornitori di tale servizio l’identificazione univoca del cliente che connesso e il mantenimento dei log con i dati del traffico Internet. Tutto questo, infatti, è nato come misura antiterrorismo dopo l’ del 2005 ed è stato recentemente rinnovato con un nuovo decreto fino al 31 dicembre 2009. Attentato a Londra, peccato che a Londra la stessa norma non esista: che siano più intelligenti e meno … digital-divide?

Giornalista, appassionato di TLC.