Vi ricordate di Blyk? E’ un gestore virtuale nato con un’idea di base semplice: pubblicità in cambio di chiamate ed sms. Con un occhio di riguardo ai giovani, gli unici ‘autorizzati’ a diventare clienti.
Un parco clienti “under 24″ e che avrebbe visto pagate le proprie telefonate dagli sponsoro. Troppo bello per essere vero? Pare di sì. Ad oggi i 200.000 clienti britannici sono rimasti soli, lo sbarco fuori dalla Manica non è mai avvenuto (incluso, ovviamente, quello preannunciato in Italia) ed oggi Telecoms titola “Blyk ad-funded MVNO model fails“.
Non serve un traduttore per capire che Blyk è arrivata al capolinea: entrerà probabilmente Vodafone Paesi Bassi a ’salvare’ il salvabile ma la pubblicità non è adatta a un “gestore virtuale”. Forse è fin troppo… reale.
Pochi giorni or sono mi si chiedeva dei clienti dei gestori virtuali.
Dall’inserto Nòva del Sole 24 Ore dello scorso 7 maggio trovo questi dati sugli “utenti reali” (la definizione è del quotidiano, nda):
Resta da capire se gli altri MVNO sono esclusi per numeri ancora più bassi e/o altri motivi, comunque il commento è eloquente da solo… ne esistono solo due, tutto il resto è noia.
Tra i vari dati dell’indagine congiunta (?) Antitrust-Agcom ne emerge uno sui gestori virtuali:
Il mercato, comunque, non aiuta. E Agcom ed Antitrust sottolineano “effettive difficoltà nella competizione”. Diffondendo dati eloquenti: il 99% dei ricavi di telefonia mobile è spartito tra i grandi “4”. Tutto lascia credere che si tratti di Vodafone, Telecom, H3G, Wind, dotati di reti e risorse frequenziali; mentre il restante 1% è riconducibile agli operatori virtuali (senza rete, come Poste Mobile, Fastweb Mobile o Coop Voce), i quali hanno giocato –almeno finora – un ruolo marginale.
Più virtuali di così si muore.
I gestori virtuali, al di là del proprio nome, sono vere e reali aziende sul mercato: con offerte più o meno discutibili ma gli MVNO hanno fatto il loro avvento nel nostro mercato.
In realtà anche la dizione MVNO non è prettamente calzante, sarebbero in gran parte degli ESP (o anche meno) ma evitiamo di “giocare” sul tecnicismo del nome. Ci sarà tempo per farlo. Pertanto oggi andiamo al sodo e leggiamo cosa scrive ad oggi, nel bollettino N. 8 del 16 MARZO 2009, l’Antitrust sulla concorrenzialità nel mercato della nostra telefonia mobile ha detto che “[...] giova ricordare, innanzitutto, che solo i recenti interventi antitrust hanno sortito l’effetto di stimolare la conclusione di accordi tra operatori di rete e operatori virtuali. Codesta Autorità, sul punto, riconosce che l’intervento antitrust ha senz’altro costituito un fattore incentivante alla conclusione di accordi fra i suddetti operatori. Infatti, la circostanza che la fattispecie di abuso di posizione dominante collettiva, ipotizzata in avvio di istruttoria A357, non sia stata provata “[…] non significa che questi mercati non siano stati caratterizzati, prima dell’intervento dell’Autorità, da quelle oggettive criticità concorrenziali che la […] procedura ha evidenziato […]”.
Nel mercato in esame, caratterizzato da un certo grado di dinamismo tecnologico ed economico, questa Autorità riconosce l’esigenza di evitare che i comportamenti degli operatori infrastrutturati ostacolino lo sviluppo e l’operatività di nuovi soggetti. Tuttavia, qualora le dinamiche di mercato dovessero presentare quelle criticità tecnico-economiche tali da pregiudicare lo sviluppo di una concorrenza effettiva tra operatori, si ritiene che i poteri di intervento di questa Autorità non risultino privi di efficacia. Infatti, alla tradizionale incisività dell’azione amministrativa a tutela della concorrenza fondata sul carattere inibitorio del proprio intervento e sullo strumento sanzionatorio, si aggiungono i poteri di cui l’Autorità dispone in forza dei nuovi istituti introdotti nell’ordinamento e già adottati a livello comunitario, i quali consentono di ottenere effetti tangibili e misurabili anche nell’immediato.”
Insomma, l’Autorità si mette a disposizione del mercato e soprattutto di quei (pochi) gestori virtuali che cercano di fare qualcosa: forse le interconnessioni, tanto utili agli operatori challengers, non è che servono anche agli MVNO? Coop Voce aspetta una risposta da tempo sulle terminazioni.
L’indiscrezione arriva dalle pagine dell’ultimo numero dell’Espresso dove si segnala che fra i tanti gadget del nuovo partito del Popolo delle libertà dovrebbero apparire anche i servizi telefonici targati Pdl: un MVNO che segue i tanti già nati (spesso inutilmente, nda) nel nostro paese.
Nessun cenno su quale gestore dovrebbe tenere sulla propria rete la nuova offerta già battezzata Silvio Card, a questo punto c’è da sperare che – oltre per gli elettori di centrodestra – possa avere un senso anche per i consumatori.
Ovviamente, per par condicio, mi aspetto anche la Youdem Mobile…