AgCom e il pluralismo che non c’è

Tra le varie riflessioni degli ultimi giorni sicuramente ne mancava una sulla relazione annuale AgCOM 2009: interessante per gli aspetti sulla telefonia mobile anche se, in tutta onestà, il fornire tabelle sui dati forniti dagli stessi operatori sembra un po’ limitativo rispetto alle possibilità della stessa Authority.

Come del resto ci si aspettava di più dall’Autorità che sembra tutt’altro che “indipendente” nei suoi appelli legislativi al Parlamento quando la sua stessa funzione gli permette un certo livello di autonomia. Autonomia che ad oggi non sempre si è vista nel suo splendore: splendore che è completamente sparito quando ha parlato della situazione televisiva italiana. Al di là di tre soggetti economicamente (e sottolineo economicamente) alla pari, è grave che un commissario (ritenuto) indipendente usi mediaticamente il dato sulla raccolta pubblicitaria per nascondere un pluralismo dell’informazione ben lungi dall’essere realtà in Italia. In tal senso vi segno questo interessante articolo da “lavoce.info”  sull’AGCOM e il gioco delle tre carte.

In breve i passaggi più significativi:

[…]  messaggio forte che è stato subito ripreso dai giornali: la fine del duopolio, il sorpasso del gruppo Sky rispetto a Mediaset.
Spiace doverlo dire di un’Autorità che ha come compito istituzionale quello della sorveglianza sulla correttezza dell’informazione e sul pluralismo, ma questo messaggio è fuorviante, parziale e omissivo. Vediamo il perché.

[…]  questo messaggio forte ha lasciato in ombra alcuni aspetti che invece risultano importanti nel fare il quadro dell’ultimo anno televisivo. Il gruppo Mediaset si è confermato leader sul mercato pubblicitario aumentando la sua quota dal 54,7 al 55,1 per cento, una posizione dominante che la stessa legge Gasparri, all’articolo 14, invita a valutare[…]

Ma il secondo dato che non troviamo nella relazione del presidente Calabrò è l’evoluzione della audience tra i principali canali televisivi, vero indicatore di allarme rispetto al problema del pluralismo. Il dato sorprendente è che, in una struttura della relazione che ripercorre fedelmente, tabella per tabella, gli stessi indicatori e le medesime analisi quantitative dello scorso anno, il testo si arresta alla descrizione delle quote di mercato nella raccolta pubblicitaria (Mediaset in posizione dominante) e in quella delle offerte televisive a pagamento (Sky superdominante col 91,1 per cento). La tabella successiva, che lo scorso anno riportava l’evoluzione della audience tra i diversi gruppi televisivi, è scomparsa dalla relazione. E bisogna con cura certosina stanare nella nota 22 a pagina 9 della presentazione del presidente Calabrò il dato prezioso: la audience complessiva di Rai, Mediaset e La7, pari al 83,9 per cento (!) ha ceduto nel 2008 una quota del 1,4 per cento di telespettatori al gruppo Sky, che con l’insieme dei suoi canali raggiunge quindi una audience media del 9,5 per cento.
Terminata questa faticosa cernita, possiamo quindi dire che il gruppo Sky si conferma secondo operatore per ricavi, pur rimanendo attestato su una audience sull’insieme dei suoi canali che non raggiunge un quarto di quella di Rai e Mediaset. […]

Intanto, in nome della fine del duopolio (sigh…), vi regalo anche questa segnalazione:  anche i film della Medusa da Sky a Mediaset Premium?

La sensazione è che giocando con le parole e con i media anche stavolta si faccia una bella concentrazione di interessi su pochi soggetti in un mercato libero più a parole che nei fatti…

[via Tiscali Notizie | Agcom e il gioco delle tre carte]