Costi di ricarica, una guerra persa?
Onestamente ho guardato ed osservato molto in queste settimane, ho dialogato anche con Andrea D’Ambra, colui che ha avuto il merito di portare ad alti livelli la discussione riguardo a questi costi.
Ma da sempre c’è qualcosa che non mi convince, soprattutto da come viene descritta e vissuta. Si parte da aboliamoli.eu e leggo alcune inesattezze che già ho segnalato sia pubblicamente che privatamente a colui che cura il sito. Ma fin qui niente di male, ho molta stima per Andrea D’Ambra e per il suo lodevole fine. Molto meno stima invece per chi sta trattando la questione. Anche oggi sul “Sole 24 Ore” – ossia sul maggiore quotidiano economico del nostro paese – mi tocca leggere la solita serie di populismo e demagogia: Altolà delle Authority all’«anomalia italiana» Basta con le ricariche telefoniche gravate dal balzello del cosiddetto contributo, che finisce per pesare di più sulle tasche di chi ha meno soldi in tasca scrive l’importante giornale.
E rieccoci al punto fondamentale: in tempi non sospetti Massimo Cavazzini rese note alcune inesattezze al riguardo, il tempo è passato invano. Cosa è falso vi chiederete?
Innanzitutto non è un’anomalia solo italiana: il nostro paese certo non brilla per concorrenza e libero mercato nelle TLC (parole – oltre che del sottoscritto – anche di Viviane Reding, Commissario Europeo, presso il nostro Parlamento a fine del mese scorso ndr), ma non è l’unico ad avere questo ‘balzello’, anzi. Sullo stesso PrePaidGSM.net – sito sulle prepagate mondiali che da anni gestisco con soddisfazione assieme al creatore Carlo Ghio - si puo’ notare quanto siano numerosi i paesi ad avere questo (odioso) costo aggiuntivo.
Seconda cosa: in Italia è già possibile evitare questi costi. Wind ha un’offerta molteplice di ricarica senza costi (da 50 euro in su per tutti, per i clienti fissi anche per tagli minori) e la stessa H3G permette di evitarli. Mi si dirà che comunque rimangono esclusi i primi due gestori italiani. Vero, verissimo. Ma qui si parte con quell’effetto di ricerca del consenso politico, ottenuto sfruttando le passioni e i pregiudizi delle masse: quel che si riassume con demagogia. Perchè? Perchè trovo ingenuo nel pensare che un semplice intervento dall’alto freni questo ‘arricchimento ingiustificato’ dei gestori. Anzi, illuminante è stata la battuta di Gian Carlo nel newsgroup it.tlc.gestori.wind: “Bravi! Cosi’ i gestori aumenteranno le tariffe, e anche quelli che NON hanno MAI pagato i costi di ricarica come me ci andranno di mezzo… Complimentoni!“.
Ho la stessa identica sensazione. Perchè a mio modesto avviso è sbagliata la base di partenza del confronto con i gestori. Sicuramente leggere 1 miliardi e 700 milioni di euro in costi di ricarica fa effetto, ma c’è da chiedersi anche perchè si è in questa situazione. In Italia gran parte della clientela ha scelto l’offerta prepagata, eppure esistono anche gli abbonamenti. Eppure non ho mai visto nessuno lamentarsi della tassa di concessione governativa che costa ben 5,16 euro al mese anche per i clienti consumer, quelli a Codice Fiscale, che inutilmente la pagano. Sì, inutilmente quanto se non di piu’ del costo di ricarica in quanto non produce nessun beneficio fiscale. Abolendo quella tassa – abolizione proposta dall’ex Ministro Gasparri, ma mai attuata ndr – ci sarebbe una scelta chiara e sicura CONTRO i costi di ricarica.
Ma questo è solo un punto: il costo di ricarica è odioso perchè visto come balzello nascosto. A questo punto però mi viene da sorridere: da anni il nostro mercato sta aumentando i prezzi in maniera subdola tra l’indifferenza di tutti. Un costo ben piu’ odioso è lo scatto alla risposta appena arrivato, nell’ultimo piano Vodafone “One Nation”, a ben 19 centesimi.
Eppure per queste altre subdole manovre nessuna parola, troppo difficile è il campo da affrontare per trovare consensi? Scusate la malizia, ma penso che da un’iniziativa lodevole – quella di Andrea D’Ambra – molti siano saliti semplicemente sul carro dei (possibili) vincitori. Ma questa battaglia cosa produrrà realmente? Ammettiamo – lo spero anche io, mica lo nego – che i costi di ricarica vengano aboliti. Tutti piu’ ricchi? Forse, ma intanto gli scatti alla risposta e la tariffazione a scatti avanzano, metodi di tariffazione antiquati negli anni ’90 e soppiantati all’arrivo del Nuovo Millennio sono nuovamente presenti nei nuovi piani tariffari. Abbiamo costi nominali al minuto, infatti, molto bassi ma i costi reali chi li considera? Ben pochi a quanto pare. Gli stessi consumatori che gridano “Al lupo!” poi si compiacciono di avere una tariffa a 10 centesimi al minuto. Peccato che spesso quelle tariffe costino 20 centesimi e piu’ per pochi secondi, si vede che forse forse il prezzo e il costo reale è ben piu’ alto di quanto si vuol far credere… ben piu’ alto e ben piu’ incidente del costo di ricarica nelle tasche dei consumatori, soprattutto quelli piu’ deboli e meno informati.
Così oggi mi tocca assistere a un coro di consensi che spera che una botta di etica nel MedioEvo delle nostre TLC possa cambiare davvero la sostanza del nostro mercato. Invece quei due miliardi di euro usciranno da altre vie. Ma stavolta sotto gli applausi di tutti.
Chapeau, stavolta ho davvero l’impressione che vincere una battaglia sia la via giusta per perdere la guerra.









AndreA
Personalmente non capisco perchè chi cura queste trasmissioni NON si voglia informare. Tali e cotante inesattezze fanno rendere solo vano il reale impegno di tanti altri per la chiarezza… inutile chiedere trasparenza se per farlo si fanno torbide le acque. Non comprendo la scelta, faccio ammenda ma proprio non capisco.
Segnalo comunque l’apparizione di Andrea D’Ambra direttamente sul sito RAI: http://www.tg3.rai.it/SITOTG/TG3_pagina/0,8769,11,00.html
Effendi
Mi pare che la RAI sia in linea coi principali quotidiani italiani e con il promotore di questa campagna… né più né meno… tanto fumo, arrosto zero.
andrea d'ambra
http://www.aboliamoli.eu/documenti.htm
FATTI, ALTRO CHE FUMO…
AndreA
Il “fumo” è stato nelle dichiarazioni, i fatti sono noti. Il problema, caro Andrea, è che non capisco perchè si debbano fornire false documentazioni per un caso in cui comunque lo spirito è chiaro… si rischia di compromettere un buon lavoro con una semplice controprova
andrea d'ambra
quali dichiarazioni e di chi?
a quali “false documentazioni” ti riferisci?
andrea d'ambra
Ripeto fino allo sfinimento: poteva essere un’iniziativa lodevole, ma portata avanti così sa solo di spam (più adsense e paypal per l’indigente d’Ambra), di ipocrisia e di cialtronaggine… Peccato.
Effendi, prima cosa io ci metto il mio nome e cognome e tu? Un nickname? Ce l’hai la faccia di presentarti con nome e cognome o neanche quello? Mi piace sapere con chi sto parlando sai…
Ti ringrazio per il tuo prezioso parere, però attenzione a non esagerare con gli insulti… io non ti ho chiamato né ipocrita né cialtrone. Attendo le tue scuse.
Io, a differenza di altri, non vado avanti a donazioni ma il mio lavoro è stato totalmente gratuito e non retribuito da nessuno.
Gli adsense, come riportato anche nelle FAQ sono li’ proprio per recuperare i soldi che mi servono a pagare il sito (dominio+gestione) e le donazioni (volontarie) idem.
Sai, non sono né un’associazione dei consumatori né altrettanto un partito che, nonostante i finanziamenti pubblici che ricevono impongono ai loro iscritti una quota d’iscrizione soltanto per rispondere ad una e-mail, figuriamoci per un’iniziativa del genere…
AndreA
Inesattezze? Ti illumino io: sono elencate da Effendi.
Altra illuminazione: Effendi si chiama Carlo Ghio come da articolo nel blog e pagina principale di PrePaidGSM.net
Infine: perchè ‘forzare’ i dati in una discussione in cui comunque il tuo (lodevole) principio è ben chiaro?
FabiO.
Mi sorprende che Andrea D’ambra pretenda scuse da effendi, spiegazioni da Winston, ma soprattutto si ostini a non capire la differenza tra critica ed attacco personale.
Mi sorprende che chieda ad effendi di mettere la faccia oltre che dati i dati personali nelle cose che fa e scrive (gli ricordo che in questa faccenda è lui l’uomo pubblico).
Certo non sarò io a spiegargli certi dettagli, che andrea trapani ha ben messo in evidenza, posso solo dare la mia piccola opinione all’interno della discussione nata, che vuole CRITICARE le modalità intraprese nel cercare di raggiungere un nobile obbiettivo. Le critiche riportate non sono attacchi personali, come vuole far credere d’ambra, ma semplicemente suggerimenti che non sono stati colti. Tutto il resto è molto opinabile, sta alla sensibilità e serietà di ognuno decidere come finanziarsi e come utilizzare tale finanziamento.
D’ambra parla di partiti e dei loro finanziamenti, associazioni etc.
Gli ricordo che gli esempi da lui citati presuppongono lo scambio di idee tra una molteplicità di persone, cosa che lui non è disposto a fare neanche in un blog.
Onestamente, e dopo le ultime news, sono sempre più convinto che la bolla di sapone stia per scoppiare, e sinceramente me ne rammarico.
Certo, a livello personale il sogno che davide battesse golia deve aver accecato il principio costituente, persosi durante il cammino, facendo si che il sogno cedesse il posto all’ambizione.
andrea d'ambra
Fabio: chi vivrà vedrà
winston Smith
Bolla di sapone che sta per scoppiare? Ma nooo, cosa dite?
Intanto oggi mi è capitata tra le mani una ricarica di Tre da 10 euro, che reca una scritta (sul lato “normale”) del tipo:
7 euro di telefonate
3 euro di servizi sul portale
SENZA COSTI DI RICARICA
Ora non me le ricordo con precisione le scritte, e so benissimo che non sto affatto dicendo cose nuove qui…
Mi chiedo solo perchè parlate di “montagne che partoriscono topolini” o di “bolle di sapone”, quando è evidente che le aziende sistemeranno le cose a modo loro, e noi dopo tanto parlare di battaglie di qua e lotte di là, sui giornali, in tv, sui blog, nei cinegiornali, resteremo beffati in questo modo.
Non ditemi che a voi soddisfa quella roba lì sopra… eppure i consumatori di quel gestore telefonico magari apprezzeranno pure o se la berranno come nulla.
Anche io lo dicevo, caro AndreA proprietario di questo blog; dicevo che per fare le cose fatte bene ci deve essere un mercato che chiede ricaricabili senza costi di ricarica. Se invece i clienti, come emerge dalla analisi conoscitiva che mi sono letto 2 giorni fa scaricandola proprio dal sito di Andrea D’Ambra, continueranno a firmare petizioni e poi ad andare dal tabaccaio a comprare ricariche da 10 euro, senza fare nemmeno lo sforzo di minimizzare i costi di ricarica… beh, le aziende sistemano le cose in quel modo lì sopra. Cosa credete che possa fare una authority qualsiasi di fronte ad un escamotage del genere?
Non c’è storia, altro che bolla di sapone… il mercato va dove lo conducono i produttori e i consumatori. Il mercato italiano sembra quasi che VOGLIA questi costi (una cosa del genere era pure accennata nell’indagine conoscitiva di cui sopra)
Speriamo solo che questa petizione sia servita a far aprire gli occhi a qualcuno, che INFORMANDOSI, potrà magari scegliere in modo più consono al proprio profilo di consumo e al proprio portafogli.
Speriamo che serva ALMENO a questo…
Effendi
Spiace vedere che ancora una volta il buon D’Ambra perda ogni occasione di rispondere alle critiche corrette, inoppugnabili e costruttive che gli vengono rivolte, ma preferisca piuttosto lanciare accuse contro di me, senza nemmeno perdere 2 minuti su Google a scoprire chi sia mai questo misterioso Effendi e se quanto dice corrisponda o meno alla realtà (ma in entrambi i casi i risultati sarebbero poco positivi per chi mi accusa).
Nella speranza che Adsense e donazioni riescano a ripagare i 24 euro ed 80 centesimi che il D’Ambra dovrà pagare ogni anno per il suo hosting, vi porgo cordiali saluti, e buoni costi di ricarica a tutti, eccetto noi pochi “windisti”…
andrea d'ambra
Effendi dimentichi il costo del webmaster e le ore spese per l’iniziativa.
P.S: Anche attivissimo usa donazioni e adsense lui però va avanti a donazioni nel senso che se non ne riceve non aggiorna nulla…. lì tutto ok? Paga qualcosa per blogspot?
Au revoir
Effendi
Caro Andrea, non mi va di farti i conti in tasca, certo è che se paghi un webmaster per farti fare quel sito è una tua scelta, io preferisco scrivermi 2 righe di codice; di certo lui se è un vero webmaster di tempo ce ne perde davvero poco, vista la qualità del sito, mi pare sia come potrei farlo io (anzi, come li faccio io) che sono un ignorante in materia.
In ogni modo non te l’ha prescritto il medico di perdere le tue ore dietro questa iniziativa, evidentemente non hai di meglio da fare. Pure io ho dedicato tante ore dietro a Mondo3, PrepaidGSM, WindWorld ed altri sitarelli, ma da quando ho un lavoro fisso la cosa è cambiata. Ognuno si fa i suoi conti, mi pare logico. E io per primo. come l’ottimo Attivissimo, ho la possibilità di donazioni ed Adsense sui miei siti, però nessuno dei due piange miseria né ha mai fatto notare di perder tempo e denaro per via del proprio hobby (e se mai sarebbe solo colpa nostra). Questione di stile, forse.
Ma soprattutto faccio notare, per l’ennesima volta, come continui a sorvolare sulle critiche che ti ho fatto fin dai primi post su questo blog (senza contare quelle che feci fin dall’inizio di tutta questa vicenda) e vai avanti come un disco incantato, continuando con le solite inesattezze ed il solito populismo fino allo sfinimento. Se finirà tutto in una bolla di sapone (come spero, perché le alternative si profilano anche peggiori) sarà anche per colpa di chi ha giocato male le proprie carte. Io preferisco quando le Rivoluzioni le fanno dei rivoluzionari…
winston Smith
Andrea scusa, non voglio infierire…. però continui a scrivere che hai perso un sacco di ore per stare dietro alla cosa, e da come lo dicevi sembrava che lo avessi fatto per puro spirito di servizio per il bene di tutti (quindi gratuitamente), poi ora salta fuori che cosideri i proventi di Adsense (che non sono proprio scarsini, eh? Lo so anche io… anche io gestisco un sitarello con Adsense) come un rimborso per le ore spese…
Nessuno ti vieta di farlo, lo facciamo tutti, anche se magari io preferisco considerare i proventi di adsense come una possibilità di investimento sul sito che gestisco (o nei confronti degli utenti che lo frequentano) e non come rimborso per me stesso, forse perchè ho già le mie entrate altrove…
Non c’è nulla di male, ma davvero nulla, a considerarlo un hobby remunerato (come fanno in tanti, a maggior ragione quando sono studenti universitari, ma anche chi lo fa pur avendo un lavoro) e quindi cosiderare quei soldi come un rimborso per le ore spese (da usare come copertura molto parziale per l’università o per altri hobby), però non è bello continuare a dire a destra e sinistra che “si perde un sacco di tempo”…
Se quello lo consideri un rimborso per il tempo speso, allora non è più tempo “perso”, è tempo “pagato”… bene o male, ma pagato…
Tralasciamo il fatto che poi una iniziativa del genere alla fine ha ricevuto un bel po’ di pubblicità (perfino nei tg e in tv)… io posso fare un confronto a quello che succede al mio sito normalmente (quando è frequentato da un numero limitato di utenti), e quello che gli è successo quando è stato citato per 30 secondi a Mi Manda Raitre…. quindi per favore, fai quello che vuoi, gestisci la vicenda come vuoi, nessuno ti critica per il fatto che magari ti viene comoda la pubblicità ottenuta, nè voglio indagare il fatto che tu lo faccia perchè ci credi, per spirito di servizio, per la pubblicità che ottieni, o per tutte e 3 le cose (ovvero la cosa più normale del mondo, anche io non nego che la pubblicità ottenuta a MMR3 mi abbia fatto un sacco di piacere)… ma allora non spiattelare sempre il tempo che “perdi” o “spendi” per l’iniziativa, perchè rischi di far credere a tutti che lo fai SOLO per spirito di servizio, e non è così…
AndreA
Altro punto da “lavoce.info”:
L’insostenibile leggerezza della ricarica
Dopo un’attesa di oltre cinque mesi, dopo le indiscrezioni di quotidiani e telegiornali, e le recenti dichiarazioni di Calabrò, il 16 novembre l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni hanno reso noti i risultati dell’indagine conoscitiva sui servizi di telefonia mobile con ricarica del credito. La ricarica comporta il pagamento di un onere aggiuntivo (da 0 a 5 euro) rispetto al valore del traffico telefonico acquistato, la cui incidenza diminuisce al crescere del taglio della ricarica (in questo senso, si parla di regressività). Il contributo rappresenta una specificità italiana e ha permesso ai gestori di conseguire nel 2005 ricavi per circa 1,7 miliardi di euro.
Cosa dicono le Autorità
Le Autorità concludono che l’esistenza del contributo di ricarica – simile alla quota fissa di una tariffa a due parti – facilita la collusione fra imprese. E delineano due possibili interventi in relazione ai problemi di trasparenza dei prezzi e di discriminazione verso alcune categorie di consumatori. Il primo prevede l’eliminazione del contributo di ricarica, in modo che i consumatori possano meglio determinare i costi sostenuti e confrontare le offerte presenti sul mercato. Il secondo intervento prevede invece il mantenimento del contributo di ricarica, ma l’abolizione della sua struttura regressiva, così da non discriminare gli acquirenti di tagli di ricarica di importo basso, per lo più studenti o non occupati fra i 14 e i 24 anni con vincoli di liquidità.
Anche se tutti noi consumatori saremmo ben lieti di non pagare più il contributo di ricarica, a parità di altre condizioni, come economisti nutriamo forti dubbi sui presupposti economici e sull’opportunità di intervento dell’Autorità. In breve, ci tocca il ruolo di “avvocati del diavolo”: le Autorità sembrano infatti aver ignorato la possibilità di comportamenti “innocenti” da parte delle imprese e fondano alcune conclusioni su assunzioni poco difendibili. (1) .
Collusioni, regressività e trasparenza
L’Autorità sostiene che l’esistenza del contributo di ricarica potrebbe favorire la collusione. Fissare una parte del prezzo indipendente dai piani tariffari e immediatamente osservabile dai concorrenti ridurrebbe infatti, almeno parzialmente, i costi di coordinamento legati alla complessità delle tariffe. A supporto di questa tesi, nell’indagine si sottolinea che, mentre i prezzi medi al minuto sono diminuiti, il contributo di ricarica è rimasto costante e pressoché uguale fra operatori, consentendo una “sacca” di redditività immune dalla pressione concorrenziale.
Pur concordando che la parte fissa del prezzo possa favorire comportamenti collusivi, tuttavia non si può escludere che le imprese l’abbiano introdotta con altri obiettivi. La letteratura ha mostrato che, in un contesto in cui le imprese abbiano potere di mercato, tariffe a due parti consentono di aumentare i profitti, ma sono compatibili con un equilibrio non collusivo. (2) Nella telefonia mobile, il potere di mercato è legato alla presenza di switching cost, che ancora oggi rendono oneroso il cambio di operatore, nonostante la portabilità del numero. In particolare in Italia, date le peculiarità della domanda, le imprese concentrano le loro strategie sulla creazione di switching cost “artificiali”, attraverso l’offerta di piani tariffari volti a fidelizzare gli utenti. Hanno quindi un incentivo a mantenere la parte variabile relativamente bassa e ad appropriarsi del sovrappiù del consumatore attraverso la parte fissa.
In termini di dinamica dei prezzi, l’evoluzione della concorrenza ha reso profittevole per le imprese abbassare la parte variabile, ma non la parte fissa. Con una domanda in espansione, al momento dell’entrata di Omnitel, la base installata di utenti ha reso Tim poco aggressiva sulle nuove categorie di consumatori con bassa disponibilità a pagare e ciò ha permesso a Omnitel di guadagnare quote di mercato. In particolare, non potendo discriminare tra vecchi e nuovi utenti sul costo di ricarica, Tim non ha avuto incentivo a ridurlo e la strategia ottimale di Omnitel è stata quella di imitare l’impresa leader.
La regressività, poi, si ritrova in molti mercati di beni e servizi di uso comune (si pensi agli sconti di quantità). Inoltre è tutto da dimostrare che i suoi effetti gravino sulle categorie effettivamente deboli; il vincolo di liquidità per i giovani può essere in realtà frutto di un controllo della spesa da parte delle famiglie. In molti casi questi utenti acquistano tagli di ricarica di basso valore, ma con elevata frequenza, il che suggerisce un intenso utilizzo del telefono cellulare. Ci chiediamo dunque come si possa giustificare un eventuale intervento dell’Autorità volto a riparametrizzare un prezzo di libero mercato, soprattutto laddove non sia chiaro se la discriminazione colpisca i consumatori effettivamente più deboli.
Per quanto concerne la trasparenza, è l’esistenza di un’oggettiva difficoltà a calcolare il prezzo medio al minuto a causa delle sue molteplici determinanti (per esempio scatto alla risposta, Iva, meccanismi di autoricarica) a limitare la trasparenza dei prezzi, più che il contributo di ricarica. È proprio tale complessità che rende difficile la determinazione del costo effettivo delle telefonate, nonché il confronto fra i diversi piani tariffari di un operatore o di operatori concorrenti. Pertanto l’eventuale eliminazione del contributo di ricarica da parte dell’Autorità non gioverebbe, se non molto marginalmente, alla trasparenza dei prezzi. Inoltre siamo sicuri che le imprese, una volta abolita la parte fissa, non aumenterebbero i prezzi al minuto per aumentare i loro profitti, proprio avvalendosi della scarsa trasparenza dei piani tariffari? Non dimentichiamo che oggi il mercato italiano presenta prezzi al minuto inferiori alla media dei paesi europei, come sottolineato dalla stessa Autorità. La crescente insofferenza verso il contributo di ricarica, che ha dato origine all’indagine, potrebbe avere per i consumatori effetti controproducenti.
http://www.lavoce.info/news/view.php?id=9&cms_pk=2482&from=index
andrea d'ambra
COMUNICATO STAMPA – CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE
ABOLIZIONE DEI COSTI DI RICARICA – CE L’ABBIAMO FATTA!!!!
La vittoria è degli oltre 800mila firmatari della Petizione Aboliamoli.eu
Con grande contentezza apprendiamo che l’abolizione dei costi di ricarica è stata introdotta al primo articolo di un decreto legge varato questa sera dal Governo. Finalmente, dopo oltre 9 mesi dal lancio della petizione contro quest’anomalia tutta italiana dal sito http://www.aboliamoli.eu che ad oggi ha raccolto oltre 800mila firme, grazie anche al sostegno ricevuto da Beppe Grillo e da organi di informazione come Punto Informatico, Consumi & Consumi (Rainews24) e Mi Manda Raitre, tra i primi a sostenerci in tempi non sospetti, arriva il momento da noi tanto atteso.
E’ una grande soddisfazione vedere quest’azione partita dal basso, dalla rete, dai cittadini e dalla gente comune sfociare in una cosi’ grande e bella Vittoria!
E’ stato necessario l’intervento di un singolo cittadino che ha fatto appello alla Commissione Europea, nonostante le varie istituzioni italiane preposte al controllo e le varie associazioni in difesa dei consumatori affinché si potesse mettere una volte per tutte la parola FINE su quest’anomalia tutta italiana.
Che gli operatori adesso si adeguino immediatamente e rispettino la legge!
Generazione Attiva, associazione nazionale in difesa dei consumatori, nata dall’esperienza del promotore della petizione contro i costi di ricarica annuncia che assisterà i propri iscritti nella richiesta di rimborso per tutti i costi di ricarica sostenuti finora da noi cittadini/consumatori. Chiunque voglia aderire può farlo dal sito http://www.generazioneattiva.it
Questa è stata solo la prima di una serie di battaglie che porteremo avanti, in difesa del cittadino/consumatore, contro i soprusi a cui quotidianamente dobbiamo sottostare.
Andrea D’Ambra
Presidente Generazione Attiva
http://www.generazioneattiva.it