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Italiani insoddisfatti del telefono fisso e non solo…

…non solo una crescente insoddisfazione verso il telefono di casa, ma anche verso il telefono mobile.

Gli italiani insoddisfatti del proprio di gestore di telefonia fissa - secondo una ricerca Busacca & Associati - sono ben 4 su 10, ma anche nella telefonia mobile sono ben 3 su 10. Sorprendente la classifica sulla soddisfazione dei clienti dei gestori di telefonia mobile:

  1. Vodafone
  2. Wind
  3. Tim
  4. 3 Italia

In pratica l’ultimo gestore nato in Italia è ultimo anche per la soddisfazione dei propri clienti, un primato che non ci voleva specie in questo periodo assai difficile per il futuro di H3G (vedasi Novari: “Chiederò aiuto a Berlusconi” | Mondo3)

[via aLeX P]

“Ecco come ti frego”

“Ecco come ti frego” avrà pensato la solerte telefonista che alle 19:40 ha chiamato il numero fisso dei miei genitori. Un numero fisso dove è attiva da anni la preselezione dell’operatore (CPS, nel caso specifico il “Filo Diretto” per i clienti 1088) verso un gestore alternativo. Ovvero tutto il traffico uscente da quel numero Telecom Italia transita e viene fatturato da Wind.

Non è la prima volta che in questi anni alcune agenzie cercano di convincere i miei genitori a tornare ad usare la linea Telecom per tutte le loro chiamate. E’ “comprensibile”, dietro a questo lavoro c’è una commissione che verrà riconosciuta loro nonché l’interesse stesso del committente (T.I.) a far tornare un cliente ad usare la propria rete. Il fatto che il numero non sia chiamabile per offerte commerciale fa desistere ben pochi, ma oggi forse si è raggiunto il top. Risponde mio padre, lo sento parlare di “satellitari” e - (s)fortuna vuole - che sia a casa.

E’ una signorina: “Salve signor Trapani la chiamo dal centro tecnico del 187 (alle 19.42?! Centro Tecnico!? Mi viene in mente un altro centro tecnico, quello di Coverciano… nda) e le devo segnalare un problema urgente da risolvere”. Quale sarà mai questo problema? “Sa c’è un gestore satellitare, BT Italia Sprl (non è un errore di battitura), che si è intromesso nella sua linea e lei chiama i suoi 899, 166. Le devo togliere la preselezione automatica che vedo sulla sua linea per 10 giorni poi torna tutto a posto.”

Evito per decenza il resto delle menzogne, alla mia richiesta di identificazione ovviamente la (sempre meno) gentile signorina dice che il 187 non è tenuto a farlo, mi spara un numero identificativo che non esiste (1128, già controllato nda) e la chiamata ovviamente non è stata fatta dai sistemi Telecom Italia. Il dramma è che usava, oltre a un pesantissimo accento romano e un cellulare che suonava sullo sfondo, la peggiore tragicommedia per fregare i… polli. Io segnalo tutto al Garante, ma le sanzioni quando inizieranno? Qui è ancora terra libera per tutti i furbetti del telefonino

Ladri in casa Telecom

Diciotto mesi di indagini della Guardia di Finanza di Napoli, della Polizia Postale e della Questura di Firenze hanno portato alla scoperta di una frode telematica ai danni di Tim e Telecom Italia per oltre cinquanta milioni di euro con l’abusiva ricarica di 35mila schede telefoniche grazie ad un’organizzazione che coinvolgeva dipendenti della ditta di pulizia incaricata del servizio negli uffici Telecom presso il Centro Direzionale di Napoli.

Sono state sequestrate anche 200 numerazioni a valore aggiunta. Cosa succedeva? In pratica venivano fatte ricariche “ad personam” entrando abusivamente - attraverso i terminali che si trovano nel  Centro direzionale di Napoli -  nel sistema informatico usando login e password dai computer degli operatori.

L’accredito del traffico telefonico veniva poi ‘’scaricato” verso le numerazioni VAS (ovvero i soliti 166-899-892, nda), assegnate a societa’ controllate e riconducibili agli esponenti dell’organizzazione.

Niente di più e niente di meno rispetto a quanto nei mesi scorsi accadde a molti clienti 3 Italia. Su Mondo3 era spiegato per filo e per segno come venivano in quel caso sostituite illecitamente le sim con grossi crediti per chiamare 899 di queste organizzazioni. Criminali con l’aiuto di un sistema VAS completamente fallito nei suoi obiettivi.

Telecom Italia e la… ricettazione

La notizia arriva tramite l’ADUC e un comunicato emesso oggi riguardo una causa presso il Giudice di Pace di Firenze.

Frode informatica, ricettazione e omessa denuncia, sono questi i reati che il giudice di pace di Firenze ha tirato in ballo a carico di Telecom Italia in una sentenza relativa ad un bolletta gonfiata da un numero 899 di un utente fiorentino [1]. Una sentenza rilevante, che conferma quanto andiamo sostenendo da tempo, e cioe’ che Telecom Italia e’ complice interessata di tutte le truffe perpetrate ai danni di migliaia di utenti con i cosiddetti numeri speciali [2]. Il caso in oggetto riguardava l’installazione fraudolenta di un dialer sul pc dell’utente. Col conseguente addebito in bolletta di 70 euro. Il giudice ha condannato il gestore telefonico anche al pagamento delle spese sostenuto dall’utente per ricorrere in giudizio.
Di seguito alcuni stralci dell’Osservatorio legale (rubrica edita sul sito Internet dell’associazione)che ha approfondito la sentenza.
http://www.aduc.it/dyn/osservatoriolegale/art/singolo.php?id=215217

Il gestore non aveva affatto escluso che quel traffico addebitato all’utente fosse il frutto di un’azione fraudolenta dei dialer, ma nonostante tale considerazione, aveva attribuito all’utente l’onere di adottare tutti i possibili e necessari accorgimenti volti a prevenire queste condotte fraudolente (come ad esempio l’attivazione della linea ADSL) e l’obbligo di provvedere al pagamento della complessiva fatturazione, dal momento che in seguito alle verifiche effettuate, non risultavano anomalie.

A parere del Giudice di Pace fiorentino, nel momento in cui nel gestore telefonico insorge anche il piu’ piccolo ragionevole dubbio circa una possibile illiceita’ della provenienza del traffico telefonico di cui viene richiesto il pagamento, … si possa configurare a carico del rappresentante legale del gestore telefonico il reato di ricettazione in relazione all’articolo 640-ter c.p., relativo alla frode informatica.

Il non avere provveduto ad inoltrare alcuna denuncia alla Procura della Repubblica competente, una volta constatato il carattere sospetto di una parte del traffico telefonico effettuato da un utente, potrebbe comportare a carico dei legali rappresentati delle societa’ l’accusa di commissione del reato di cui all’articolo 362 c.p. (ovvero l’omessa denuncia, da parte di incaricato di pubblico servizio, di un reato del quale ha avuto notizia nell’esercizio, oppure, a causa dell’esercizio delle proprie funzioni).

[1] Il giudice di pace nella sua sentenza ha ipotizzato i reati di frode informatica, ricettazione e omessa denuncia, ma trattandosi di una causa civile ha, ovviamente, condannato il gestore alla sola restituzione dell’indebito e al risarcimento del danno solo sotto questo profilo.

[2] La Telecom e’ un’associazione a delinquere? Ci e’ difficile sostenere il contrario, ma lo dira’ il magistrato
http://www.aduc.it/dyn/comunicati/comu_mostra.php?id=208696

“Open Access”, prove di apertura rete Telecom

Si chiama “Open Access” la soluzione che Telecom Italia ha trovato per evitare lo scorporo della rete fissa. All’interno del gruppo nascerà una nuova divisione “Technology & Operations“, affidata a Stefano Pileri che gestirà il network esistente e farà i futuri investimenti fisici e tecnologici. La novità “radicale” è che la rete sarà divisa funzionalmente dal resto del gruppo e tratterà come “cliente” sia Telecom sia i concorrenti che chiederanno di sfruttare l’infrastruttura.

A garantire questa parità di accesso servirà la collaborazione dell’Autorità per le Comunicazioni che ha espresso soddisfazione “sul fatto che Open Access si palesi finalmente come la risposta organizzativa concreta di Telecom Italia alle esigenze manifestate dall’Autorità stessa negli ultimi due anni. Nel corso del prossimo mese, nell’ambito del procedimento che abbiamo aperto, lavoreremo con Telecom e con tutte le parti interessate per affinare il sistema di governance e dei controlli sulle funzioni di Open Access”. [via Repubblica]

Ora non resta che attendere.