Il canone retroattivo

Telecom Italia Spa è stata autorizzata da AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) a richiedere questo canone aggiuntivo con le delibere 34/06/cons (art. 12 comma 2 e 3) del 16/02/06 e 249/07/cons (art. 8 commi 1,2 e 3) del 29/05/07. Questo importo aggiuntivo è stato fissato in 9,71 euro + iva e Telecom Italia lo sta richiedendo ai provider da febbraio 2006 con una retroattività di 15 mesi.

Ogni commento è superfluo. La separazione della rete è sempre più una necessità, un’alternativa alla rete fissa Telecom Italia altrettanto. Speriamo nel WiMax, intanto la concorrenza ringrazia l’Autorità “Garante” delle Comunicazioni. Ha sicuramente garantito a Telecom Italia il monopolio de facto.

Vodafone Casa è… Libera

Il ricorso di Wind contro Vodafone Casa Libera ha visto vincere il gestore inglese che finalmente – dopo oltre un anno dal primo annuncio – potrà commercializzare il servizio di telefonia fissa sulla propria rete mobile.
Il  TAR del Lazio, infatti, non ha accolto il ricorso contro l’offerta convergente di Vodafone. Su Morse.it il testo integrale della sentenza.

La follia delle intestazioni

La notizia campeggia sul “Corriere della Sera“: “Una donna, residente nel Comasco, ha scoperto di essere intestataria di 90 sim card della Tim. La vicenda e’ diventata nota quando uno stralcio di un’indagine partita da Rovigo e’ arrivata al Tribunale di Cantu’, dove e’ in corso un processo per [omissis], contitolare della “Car Audio Team” di Alzate Brianza, azienda commerciale per la vendita di telefonia mobile. Tra il 2000 e il 2002 era abitudine consolidata intestare nuove sim a persone di comodo. [Omissis] potrebbe avere fatto lo stesso con la signora che aveva si’ un scheda, ma di un’altra compagnia telefonica.” Leggi tutto “La follia delle intestazioni”

3, le promesse non mantentute

Per la serie il lupo perde il pelo, ma non il vizio… per chi non si ricordasse questa promozione c’è da sottolineare che 3 Italia non mantenne quel che prometteva nell’MMS inviato ad personam. Tanto per tornare a scrivere un po’ di storia della telefonia mobile.

3 e le penali, arriva l’esposto del Movimento dei Consumatori

Oggi è quasi un monologo su 3 Italia. Il Movimento Consumatori ha, infatti, presentato un esposto contro 3 Italia che farebbe ancora pagare penali ai clienti che passano ad altro operatore. Secondo l’associazione, che si e’ rivolta al Tribunale di Milano, 3 Italia “continua a richiedere fino a 300-350 euro a titolo di penale“. Il Movimento consumatori ricorda che la ‘Bersani bis‘ doveva garantire al consumatore la liberta’ nella scelta dell’operatore telefonico, attraverso la possibilita’ di recedere da qualsiasi piano tariffario senza penali.

Questo non è l’unico fronte aperto dal Movimento Consumatori contro H3G. In violazione della Codice delle Comunicazioni Elettroniche, nei mesi di luglio-agosto del 2007, “3” ha inviato un sms ai propri clienti per comunicare dal 1° settembre 2007 un rilevante aumento dei piani tariffari (c.d. “rimodulazione” delle tariffe). Gli aumenti, presumibilmente avvenuti per recuperare i “costi di ricarica” aboliti sempre dalla Bersani bis, sono illegittimi in quanto sono avvenuti senza il “giustificato motivo” richiesto dalla legge. Oggi il Movimento Consumatori ha pertanto diffidato formalmente la “3” perché annulli l’adeguamento tariffario e restituisca a tutti gli abbonati quanto pagato in eccedenza rispetto alle tariffe applicate fino al 31 agosto 2007. Se non bastasse tutto ciò per 3 Italia c’è anche l’affair del credito diventato bonus… melius abundare quam deficere, chissà se i latini si volevano riferire alle modifiche unilaterali dei contratti.

UPDATE: 10.10.07 – La risposta ufficiale di H3G Italia.

3 Italia desidera chiarire che, in ottemperanza al decreto Bersani, ai clienti di 3 che recedono anticipatamente dal contratto non viene applicata alcuna penale. In linea con quanto espressamente riportato all’articolo 1 comma 3 della legge 2 aprile 2007 n.40, è previsto unicamente l’addebito al cliente dei costi sostenuti e comprovati dall’operatore.
Occorre distinguere lo scenario disciplinato dalla legge Bersani, che stabilisce la legittimità di addebiti che sono riconducibili ai costi sostenuti dall’operatore e lo scenario descritto dall’art. 70 comma 4 del codice delle comunicazioni, che fissa il divieto di addebitare “penali” in caso di recesso conseguente a modifica contrattuale.
In ottemperanza al disposto dell’art. 1 comma 3 della legge Bersani, 3 si limita ad addebitare le somme, peraltro contrattualmente previste e note al cliente sin dal momento della sottoscrizione del contratto, riconducibili alle spese sostenute dall’operatore per l’offerta e in relazione ai terminali consegnati al cliente in comodato d’uso. Sul punto giova chiarire che la legge Bersani nulla dispone in merito alla modalità di acquisizione dei terminali ed ai costi ad essa collegati sostenuti dagli operatori.
Nel secondo caso la norma impone che non vi siano addebiti ai clienti che siano riconducibili a penali. 3 non prevede mai simili addebiti ma, come sopra riportato, le uniche somme che vengono addebitate al cliente sono dirette ad un ristoro, peraltro parziale, dei costi sostenuti dall’operatore.
Della congruità e legittimità di tali costi è stata fornita evidenza all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Come ampiamente previsto, la difesa di 3 Italia si basa esclusivamente sul piano dialettico, con la distinzione tra la parola “penale” (che non a caso 3 Italia non ha mai usato per descrivere i contratti di comodato) e l’espressione “costo sostenuto dall’operatore”. Fatta la legge, trovato l’inganno, niente di nuovo sotto il sole italiano.

La morale immorale 2

Ne avevo già parlato. Non lo volevo più fare, ma la cosa – nonostante il numero assoluto di utenze interessate sia “basso” – ha preso il largo. Interviste telefoniche con i massmedia che mi chiedevano pareri, leggere articoli sui quotidiani nazionali che parlavano della questione e le grandi discussioni sui blog e sui forum mi fanno tornare sull’argomento. Argomento che ha avuto maggiore risonanza soprattutto grazie al lavoro del bravo collega Alessandro Longo di “Repubblica” dal cui articolo è partita una grande discussione.

Quello che ha colpito molti clienti è stata la risposta di 3 Italia. Che potrebbe essere comprensibile per il tono solo da un esterno al mondo delle TLC. Tanto è vero che ha una parvenza eticamente perfetta.
Il problema è il pulpito di questa risposta, ovvero un gestore che ad oggi – per far sì di massimizzare la propria interconnessione a livelli altissimi nonostante in Europa (vedasi il caso di Yoigo) si tende a scegliere strade diverse – crea concorsi in cui vince “colui che riceve di più“. E’ paradossale. Come paradossale considerare che un gestore con licenza nazionale e un ufficio marketing con le contropalle (ossia ben in grado di sapere cosa creava creando una tariffa senza limiti di autoricarica DOPO che il precedente esperimento, TuaMatic, ne aveva uno ragionevole a 60 euro mensili) risponda a una testata nazionale che “… vogliamo fare ordine in una situazione che è ai limiti del lecito. Solo attraverso trucchetti, e non con un uso normale del cellulare, quegli utenti hanno potuto raggiungere somme così ingenti. Il che viola però le condizioni generali del nostro contratto. E’ nostro interesse, inoltre, incentivare l’utilizzo del credito, invece di averlo parcheggiato nelle sim.”

Incentivo di utilizzare il credito con una scadenza poco piu’ lunga di due mesi fa sorridere. Come dovrebbe far sorridere che cinquemila utenti per crediti mediamente intorno ai mille euro (si va per difetto, nonostante lo stesso gestore “etico” abbia permesso una sim da 85mila euro nda) non valgano che 5 milioni di euro. Come se fossero niente. Come se non ci fosse un’impari rapporto di forza tra un gestore e un cliente. Soldi che tarati dall’autoricarica – che è ovviamente inferiore a quanto viene incassato dal gestore, per una chiamata siamo tuttora intorno ai 18 ct./min. – sono stati per H3G almeno 10 milioni di euro di incasso. 10 milioni di euro che, parole loro, sono ai limiti del lecito. Ebbene allora annullino questi crediti, ma che donino quei soldi che hanno incassato a chi ne ha veramente bisogno. Ossia non nei loro conti correnti.