La TV mobile di 3 fa gola

Ieri l’autorevole Milano Finanza ha tracciato una fine plausibile e realistica delle frequenze DVB-H di H3G. Ossia verso Mediaset.

Niente di nuovo, al di là di qualche “abbaglio” giornalistico (ogni riferimento a un recente pezzo sulla TV mobile di un  noto gruppo editoriale è puramente voluto 😉 ), la strada delle dismissione delle frequenze digitali di La3 è ben chiara. Lo disse, nella mia intervista per Mondo3, anche lo stesso Novari che fu assai chiaro: “L’idea è di “virare” tutto il mondo TV verso modalità diverse di trasmissione: quando la rete DVB-H sarà “scarica” la potremo dedicare ad altre tecnologie, come ad esempio il DTT“.

E chi c’è ad oggi sul mercato del digitale terrestre? Leggi tutto “La TV mobile di 3 fa gola”

AgCom e il pluralismo che non c’è

Tra le varie riflessioni degli ultimi giorni sicuramente ne mancava una sulla relazione annuale AgCOM 2009: interessante per gli aspetti sulla telefonia mobile anche se, in tutta onestà, il fornire tabelle sui dati forniti dagli stessi operatori sembra un po’ limitativo rispetto alle possibilità della stessa Authority.

Come del resto ci si aspettava di più dall’Autorità che sembra tutt’altro che “indipendente” nei suoi appelli legislativi al Parlamento quando la sua stessa funzione gli permette un certo livello di autonomia. Autonomia che ad oggi non sempre si è vista nel suo splendore: splendore che è completamente sparito quando ha parlato della situazione televisiva italiana. Al di là di tre soggetti economicamente (e sottolineo economicamente) alla pari, è grave che un commissario (ritenuto) indipendente usi mediaticamente il dato sulla raccolta pubblicitaria per nascondere un pluralismo dell’informazione ben lungi dall’essere realtà in Italia. In tal senso vi segno questo interessante articolo da “lavoce.info”  sull’AGCOM e il gioco delle tre carte.

In breve i passaggi più significativi:

[…]  messaggio forte che è stato subito ripreso dai giornali: la fine del duopolio, il sorpasso del gruppo Sky rispetto a Mediaset.
Spiace doverlo dire di un’Autorità che ha come compito istituzionale quello della sorveglianza sulla correttezza dell’informazione e sul pluralismo, ma questo messaggio è fuorviante, parziale e omissivo. Vediamo il perché.

[…]  questo messaggio forte ha lasciato in ombra alcuni aspetti che invece risultano importanti nel fare il quadro dell’ultimo anno televisivo. Il gruppo Mediaset si è confermato leader sul mercato pubblicitario aumentando la sua quota dal 54,7 al 55,1 per cento, una posizione dominante che la stessa legge Gasparri, all’articolo 14, invita a valutare[…]

Ma il secondo dato che non troviamo nella relazione del presidente Calabrò è l’evoluzione della audience tra i principali canali televisivi, vero indicatore di allarme rispetto al problema del pluralismo. Il dato sorprendente è che, in una struttura della relazione che ripercorre fedelmente, tabella per tabella, gli stessi indicatori e le medesime analisi quantitative dello scorso anno, il testo si arresta alla descrizione delle quote di mercato nella raccolta pubblicitaria (Mediaset in posizione dominante) e in quella delle offerte televisive a pagamento (Sky superdominante col 91,1 per cento). La tabella successiva, che lo scorso anno riportava l’evoluzione della audience tra i diversi gruppi televisivi, è scomparsa dalla relazione. E bisogna con cura certosina stanare nella nota 22 a pagina 9 della presentazione del presidente Calabrò il dato prezioso: la audience complessiva di Rai, Mediaset e La7, pari al 83,9 per cento (!) ha ceduto nel 2008 una quota del 1,4 per cento di telespettatori al gruppo Sky, che con l’insieme dei suoi canali raggiunge quindi una audience media del 9,5 per cento.
Terminata questa faticosa cernita, possiamo quindi dire che il gruppo Sky si conferma secondo operatore per ricavi, pur rimanendo attestato su una audience sull’insieme dei suoi canali che non raggiunge un quarto di quella di Rai e Mediaset. […]

Intanto, in nome della fine del duopolio (sigh…), vi regalo anche questa segnalazione:  anche i film della Medusa da Sky a Mediaset Premium?

La sensazione è che giocando con le parole e con i media anche stavolta si faccia una bella concentrazione di interessi su pochi soggetti in un mercato libero più a parole che nei fatti…

[via Tiscali Notizie | Agcom e il gioco delle tre carte]

L’AGCOM, il consigliere e la figlia giornalista…

ContoTV…non è un nuovo trio a difesa del consumatore, ma il possibile conflitto di interessi che ContoTV ha evidenziato nella sua lotta “contro” Sky.

Marco Crispino, A.D. di ContoTV […] : “L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, dal canto suo, avrebbe dovuto prendere una decisione sui costi che Sky vorrebbe applicare, ma ancora una volta questo non è successo. ” […] “Per questo motivo oggi Conto Tv ha formalizzato una istanza finalizzata ad ottenere l’astensione del consigliere AGCOM Roberto Napoli avendo appreso che la giornalista Monica Napoli, figlia del consigliere, sarebbe professionalmente legata a Sky.

[via CalcioToscano | Caso Sky: ContoTV chiede l’astensione del consigliere AGCOM]

Divertente e pruriginosa, alle nostre TLC mancava solo il gossip… comunque Crispino non è il primo a segnalare la cosa: guardate  l‘interpellanza 2/00232 dell’11 novembre 2006 alla Camera dei Deputati presentata dall’onorevole Emerenzio Barbieri (UDC):

[…] il dottor Roberto Napoli, nominato dal Senato in data 16 marzo 2005 alla Commissione per le infrastrutture e le reti, sempre facente capo alla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, risulterebbe essere il padre di Monica Napoli giornalista professionista con un contratto a tempo determinato presso Sky Italia […] se non intendano promuovere iniziative normative volte a scongiurare che si verifichino eventuali sopravvenuti conflitti d’interesse.

Ah, comunque anche io sono curioso di sapere se e quando l’AGCOM dirà la sua sulla questione.

Iva al 20%, ma Sky non poteva fare come Mediaset e H3G?

L’IVA per le Pay-TV al 20% ha scatenato le ire di Sky nei mesi scorsi, le prime pagine sembravano aver dimenticato gli altri problemi del paese o quasi. Ora che è definitiva noto che il principale competitor, ossia Mediaset Premium, ha deciso di non scaricare i maggiori costi sulla clientela finale. Se non bastasse anche H3G ha fatto la stessa mossa, accollandosi il maggior carico dell’IVA diminuendo l’imponibile ai suoi clienti.

Non era più semplice fare così anche per Sky? Il ritorno d’immagine probabilmente sarebbe stato maggiore rispetto al piagnisteo di cui sopra… anche perchè intendiamoci: quello che ha fatto 3 Italia con un bilancio sicuramente meno roseo della TV satellitare era la cosa che il consumatore si aspettava. La politica di lobby va fatta a monte… magari con argomenti migliori dell’aumento delle tasse quando esso stesso è sinonimo di aumento del canone.

AgCom, ora tocca agli 199

Dopo la presa di posizione sulla gratuità dei customer care (quello di H3G in primis, nda) ora sarebbe d’uopo che Ag.Com. intervenisse su vari servizi clienti sulla numerazione 199.
clipped from www.aduc.it
Tale numerazione serve alle aziende per offrire servizi di assistenza ed informazioni ai propri utenti ed e’ il chiamante (cioe’ l’utente) a pagare una tariffa per l’accesso a tale servizio.

Nulla da eccepire se non nel caso in cui l’utente paga un prodotto o servizio all’azienda e, per avere informazioni sul prodotto o servizio stesso, deve pagare ulteriormente, il che e’ del tutto anomalo.

Facciamo l’esempio di Sky. Per avere accesso ai suoi programmi occorre pagare un abbonamento, ma in caso di problemi con il collegamento del decoder e la verifica della funzionalita’ dell’impianto, e’ necessario fare un numero che inizia con il 199, che e’ “a valore aggiunto”, bella frase che sta a significare che si paga di piu’.

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