Costi di terminazione, il parere dell’ECTA

Pubblicato il 25 giugno 2008 nella categoria Abroad,Telefonia mobile da Andrea T.

Un j’accuse contro e Vodafone. Questo è quello che viene dall’ECTA (The European Competitive Telecommunications Association), l’associazione che si batte per una regolamentazione del mercato delle telecomunicazioni a difesa degli operatori alternativi, con una precisa accusa agli operatori mobili incumbent .

In pratica si accusano e Vodafone, i due incumbent del mercato mobile italiano, di esercitare una politica discriminatoria imponendo prezzi eccessivi sui , il pedaggio che gli operatori mobili chiedono, all’operatore da cui parte la chiamata, sia esso operatore fisso o mobile, per farla transitare sulla propria rete. La condizione attuale – secondo – rende estremamente costoso chiamare utenti appartenenti ad altri operatori e a pagarne le conseguenze sono i consumatori. L’associazione si è ora rivolta al commissario europeo per le comunicazioni, Viviane Reding, affinché nelle proposte sui costi previste per la fine di questo mese si prendano dei provvedimenti atti a ridurre le tariffe praticate fino a questo momento. 

La Commissione Europea, va ricordato, già si è mossa in questo senso e pure aveva polemizzato con AgCom per le sue tabelle dei futuri costi di interconnessioni italiani (vedasi “Un regalo da 3 miliardi di euro” e “Addio autoricariche). Interessante comunque è un’analisi della stessa associazione sui vari fattori in campo, come riporta ICT Watch:

stima che il costo attuale in eccesso rispetto al costo reale dei nei 27 Paesi della UE ammonti a 100 miliardi di euro e che essi siano 9-10 volte più alti di quelli praticati sulle reti fisse.

Vero è che tutti gli operatori mobili impongono più o meno allineati ai costi praticati dagli incumbent, ma il meccanismo favorisce ovviamente la dimensione per numero di utenti, anche nel caso venga applicata la regola asimettrica, vale a dire quando i per ciascun operatore vengono stabiliti in base al numero di utenti, più basso per chi ha più utenti, più alto per chi ne ha meno. Tuttavia la logica è anti concorrenziale, Supponiamo che Vodafone e Telecom possiedano ciascuno il 40% delle utenze mobili e Wind e H3G rispettivamente il 10%. Ciò significa che il costo di terminazione per un utente Vodafone o Telecom può gravare sul 60% del traffico, mentre su utenti Wind e H3G, pesa per il 90%. Per riuscire a competere sul costo delle telefonate e offrire sul mercato prezzi concorrenziali Wind e H3G devono sostenere costi più alti a parità di traffico gestito. E per operatori che hanno quote di mercato ancora minori il costo diventa proibitivo. In base alle analisi di la media europea dei è al momento di 9 centesimi di euro al minuto, sebbene le tariffe siano diverse da paese a paese e non vi sia omogeneità tra i differenti operatori.

Da qui bisogna ripartire, senza pianti e lamenti. Il discorso è ampio, attenzione soprattutto a non cadere nel tranello che può costare caro solo ai consumatori e far contenti allo stesso tempo i soliti noti.

[via ICT Watch]

1 commento a 'Costi di terminazione, il parere dell’ECTA'

  1. 25 giugno 2008 alle 18:03
    Massimo

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